AdE – Principio di diritto n. 17/2021 – Credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo – Chiarimenti sulla nozione di soggetto ”investitore”

AdE – Principio di diritto n. 17/2021 – Credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo – Chiarimenti sulla nozione di soggetto ”investitore”

L'Agenzia delle Entrate fornisce alcuni chiarimenti sul concetto di soggetto ''investitore''

L’Agenzia delle Entrate chiarisce che, un soggetto istituzionalmente deputato “ex lege” allo svolgimento di attività soggette ad un sistema regolatorio pubblico, il quale prevede un meccanismo di finanziamento delle attività totalmente derivante dall’addebito di una ”tariffa” a carico di soggetti privati (consumatori), non può essere considerato un ”investitore” agli effetti del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo.

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Legge di Bilancio 2022: misure per le imprese

Legge di Bilancio 2022: misure per le imprese

Nuovi incentivi per aziende in crisi. Finanziati Contratti di sviluppo, Nuova Sabatini, Fondo di Garanzia
Nella legge di bilancio 2022 approvata dal Parlamento sono state introdotte numerose misure per favorire la competitività del sistema produttivo del Paese. Dal sostegno alle imprese attraverso investimenti legati alla transizione digitale e green alle norme antidelocalizzazioni che puntano a tutelare i lavoratori senza penalizzare gli imprenditori.
La legge di Bilancio 2022 è stata pubblicata in Gazzetta il 31 dicembre. Approvata il 29 dicembre 2021, dopo il voto di fiducia con 414 voti favorevoli e 47 contrari e  il si definitivo della Camera, la Legge Bilancio 2022 diventa legge portando misure per più di 36 miliardi di euro.
A queste misure si affiancano una serie di ulteriori interventi voluti dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti per le imprese che intendono investire in Italia o comunque assumere lavoratori dalle aree di crisi.
In tema di incentivi alle imprese si conferma che in manovra sono stati rifinanziati i Contratti di sviluppo, la Nuova Sabatini, il Fondo di garanzia. Riformata anche la misura agevolativa Patent box.
”Le misure che abbiamo voluto come Mise nella manovra – dichiara Giancarlo Giorgetti – sono coerenti con il percorso iniziato quasi un anno fa, con l’avvio del governo Draghi. Accompagniamo lo sviluppo delle imprese verso una crescita più sostenuta, anche attraverso il percorso del Pnrr, senza trascurare i settori che hanno necessità di un aiuto in più per rispondere alla crisi provocata dal Covid ”.
”I provvedimenti introdotti – prosegue il ministro – puntano a sostenere le imprese nelle sfide che devono affrontare in questi anni a partire dalla trasformazione digitale e green dei processi produttivi, agevolando da una parte l’attrazione di investimenti nazionali e internazionali e dall’altra la tutela dei lavoratori coinvolti da aziende in crisi”.
Contratti di sviluppo
È stato rifinanziato con 450 milioni di euro lo strumento di politica industriale dei Contratti di sviluppo per agevolare i progetti di investimento a sostegno della competitività.
Patent box
Presente anche la modifica della misura agevolativa Patent box: l’incentivo passa dal 90% al 110%, escludendo dall’ambito dei beni agevolabili i marchi di impresa e limitandolo quindi ai brevetti o ai beni comunque giuridicamente tutelati. Allo stesso tempo, elimina il divieto di cumulo tra il Patent box e il credito di imposta per ricerca e sviluppo e ridisegna il regime transitorio.
Nuova Sabatini e Fondo di Garanzia
A sostegno delle imprese sono state rifinanziate anche la Nuova Sabatini con 900 milioni di euro complessivi dal 2022 al 2026 e il Fondo di garanzia con un incrementato complessivo di ulteriori 3 miliardi fino al 2027.
Fondo transizione industriale
E’ stato istituito al Mise il fondo per la transizione industriale con una dotazione di 150 milioni di euro dal 2022, che ha l’obiettivo di favorire l’adeguamento del sistema produttivo nazionale alle politiche europee in materia di lotta ai cambiamenti climatici attraverso agevolazioni alle imprese finalizzate alla realizzazione di investimenti per l’efficientamento energetico, per il riutilizzo e l’impiego produttivo di materie prime e di materie riciclate.
Investimenti 4.0 e per internazionalizzazione
Previsto anche un incremento delle risorse a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese e la proroga dei crediti d’imposta per investimenti 4.0 in ricerca e sviluppo, transizione ecologica e innovazione tecnologica.
Sgravio contributivo per contratti apprendistato
Via libera allo sgravio contributivo al 100% per tre anni a favore delle micro imprese per i contratti di apprendistato di primo livello per giovani under 25. La norma prevede un’esenzione per tre anni per i contratti di apprendistato di primo livello firmati nel 2022 dalle piccole imprese fino a 9 dipendenti.
Credito d’imposta per collocamento in Borsa Pmi
Prorogato a fine 2022 il credito d’imposta pari al 50% delle spese di consulenza per le piccole e medie imprese che si collocano in Borsa in un paese dell’Unione europea. La norma riduce il massimale del beneficio da 500 mila e 200 mila euro.

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Circolare del 31 dicembre 2021, n. 33: chiarimenti cumulabilità e doppio finanziamento

Circolare del 31 dicembre 2021, n. 33: chiarimenti cumulabilità e doppio finanziamento

Chiarimenti su PNRR e cumulabilità
In risposta ad alcune richieste di parere pervenute, la circolare intende fornire specifici chiarimenti in relazione ai concetti di doppio finanziamento e di cumulo delle misure agevolative, al fine di scongiurare dubbi ed incertezze nell’attuazione degli interventi previsti all’interno del PNRR e finanziati dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), istituito con Regolamento (UE) 2021/241.
 
La questione era emersa a seguito della Circolare n. 21 del 14 ottobre 2021, che disponeva le Istruzioni Tecniche per la selezione dei progetti PNRR. In particolare, aveva fatto emergere forti incertezze il richiamo all’”obbligo di assenza del c.d. doppio finanziamento, ossia che non ci sia una duplicazione del finanziamento degli stessi costi da parte del dispositivo e di altri programmi dell’Unione, nonché con risorse ordinarie da Bilancio statale”.
 
Sul punto, molti avevano interpretato questa istruzione, che richiamava il Regolamento Europeo 2021/241, come un sostanziale divieto di cumulo tra qualsiasi incentivo finanziato con le risorse del PNRR e altre agevolazioni, di qualsiasi natura esse fossero, anche se finanziate con risorse statali.
 
Nella nuova circolare di chiarimento, viene evidenziato che doppio finanziamento e cumulo sono due principi distinti e non sovrapponibili. Il primo era e resta vietato, il secondo invece è previsto e consentito.
In particolare, “il divieto di doppio finanziamento, previsto espressamente dalla normativa europea, prescrive che il medesimo costo di un intervento non possa essere rimborsato due volte a valere su fonti di finanziamento pubbliche anche di diversa natura”.
La cumulabilità invece “si riferisce alla possibilità di stabilire una sinergia tra diverse forme di sostegno pubblico di un intervento, che vengono in tal modo “cumulate” a copertura di diverse quote parti di un progetto/investimento”.
 
Nella circolare viene inoltre riportato un esempio pratico. “Se una misura del PNRR finanzia il 40% del valore di un bene/progetto, la quota rimanente del 60% può essere finanziata attraverso altre fonti, purché si rispettino le disposizioni di cumulo di volta in volta applicabili e, complessivamente, non si superi il 100% del relativo costo. In quest’ultimo caso, parte dei costi sarebbero infatti finanziati due volte e tale fattispecie sarebbe riconducibile all’interno del cosiddetto “doppio finanziamento”, di cui è fatto sempre divieto”.
In sintesi, fatto salvo il divieto di doppio finanziamento, in conformità ai principi immanenti nell’ordinamento domestico volti a non consentire l’indebito arricchimento a carico delle finanze pubbliche la circolare conferma che le misure finanziate all’interno del PNRR possono essere cumulate con altre agevolazioni, salvo ovviamente i limiti esistenti dalla normativa nazionale ed europea vigente, ivi compresa quella riferita agli aiuti di stato.

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Risp. AE 846/2021: credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo e periodo agevolato

Risp. AE 846/2021: credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo e periodo agevolato

Chiarimenti in merito alla presenza di un periodo agevolato di durata inferiore o superiore a quella standard.
La risposta dell’Agenzia delle Entrate n. 846/2021 ha fornito chiarimenti in merito alla presenza di un periodo agevolato di durata inferiore o superiore a quella standard, relativamente al credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo.
La disciplina in esame si applica autonomamente per ciascun periodo d’imposta così come individuato dalla disciplina fiscale, a prescindere dalla durata dello stesso, ma sulla base di parametri calcolati su periodi di durata standard di 12 mesi; ciò comporta che tutte le volte in cui ci si trovi in presenza di un periodo agevolato di durata inferiore o superiore a quella standard, i parametri rilevanti per il meccanismo di calcolo del credito d’imposta dovranno essere ragguagliati alla durata effettiva del periodo agevolato.

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Risorse PNRR e cumulabilità tra gli incentivi

Risorse PNRR e cumulabilità tra gli incentivi

Incentivi da PNRR con divieto di cumulo

Al fine di rafforzare la competitività del sistema produttivo nazionale verso la digitalizzazione, l’innovazione tecnologica e l’internazionalizzazione delle imprese, la Componente 2 della Missione 1 del PNRR ha previsto una serie di interventi tra loro complementari. Fra questi, in particolare, la misura Investimento 1 Transizione 4.0 è tesa ad aumentare la produttività, la competitività e la sostenibilità delle imprese italiane nel contesto internazionale. La misura consiste nel riconoscimento di tre tipologie di crediti di imposta alle imprese che investono in:

  • beni capitali (articolo 1, commi 189-190, della Legge n. 160 del 2019 e articolo 1, commi 1051 e successivi della Legge n. 178 del 2020);
  • ricerca, sviluppo e innovazione (articolo 1, commi 198 e successivi, della Legge n. 160 del 2019;
  • attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze (articolo 1, commi da 46 a 56, della Legge n. 205 del 2017).

Agevolazioni riepilogate nella Risoluzione n. 68/E del 2021 che ha evidenziato gli incentivi che sono cofinanziati dal Pnrr e confermato che gli stessi attingono già dal 2021 alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

 

Le misure citate si caratterizzavano già per uno specifico regime di cumulabilità.
Ad esempio, l’articolo 1, comma 1059, prevede che l’agevolazione credito di imposta per l’acquisto di beni rilevanti ai fini del programma Transizione 4.0, è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi a condizione che tale cumulo, tenuto conto della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta sulle attività produttive, non porti al superamento del costo sostenuto. Questo ha, fino ad oggi, consentito la possibilità di cumulare, nei limiti appena descritti, fra bonus sud (articolo 1, comma 98 e seguenti, della Legge n. 208 del 2015) e credito di imposta investimento 4.0.

 

Con il Regolamento UE 2021/241 del 12 febbraio 2021 ha istituito il dispositivo per la ripresa e la resilienza e ha previsto l’impossibilità di finanziare due volte la stessa spesa nell’ambito del Pnrr e di altri programmi dell’Unione Europea (rif. Art. 9)

 

A questo si aggiunge una Faq di SIMEST nell’ambito dell’“operatività in PNRR” dove si chiarisce che “la Delibera Quadro e la Circolari escludono la finanziabilità di spese oggetto di altra agevolazione pubblica (anche agevolazioni pubbliche che non costituiscono aiuto di Stato, come ad esempio le misure di credito di imposta che abbiano ad oggetto i medesimi costi) e impongono il rispetto dell’obbligo di assenza del c.d. ”doppio finanziamento” (ossia il divieto di doppia copertura dei medesimi costi), fattispecie ulteriormente definita dalla Circolare MEF n. 21/2021 e dal relativo allegato tecnico.”

 

La Circolare MEF n. 21 del 14 ottobre 2021 ha esteso il divieto di doppio finanziamento aggiungendo, oltre agli strumenti della UE, anche le “risorse ordinarie del bilancio statale”. Andando così ben oltre la disposizione del regolamento UE. Di conseguenza, il divieto di doppio finanziamento per lo stesso costo non riguarda solo strumenti e programmi dell’Unione, ma si estende a incentivi finanziati con risorse del bilancio statale. Quindi qualsiasi iniziativa finanziata dal PNRR sarà caratterizzata dall’assoluto divieto di cumulo con qualsiasi altro tipo di agevolazione.

 

In sintesi, si resta in attesa di chiarimenti da parte delle Autorità per capire la questione dell’effettiva cumulabilità degli incentivi finanziati dal PNRR.

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Beni strumentali con utilizzo all’estero

Beni strumentali con utilizzo all’estero

L'ADE con la risposta n. 829 del 17/12/2021 fornisce chiarimenti in merito all'utilizzo di un macchinario all'estero

Una società che intende acquistare un macchinario innovativo sia sul piano tecnologico che su quello ambientale, da impiegare in parte in Italia e in parte all’estero, per lo svolgimento di lavori propri o per servizi di noleggio, può fruire del credito d’imposta sui beni strumentali, considerando che l’esiguo impiego del bene all’estero non configura una delocalizzazione.

Solo l’ipotesi di un utilizzo prevalente e autonomo in uno Stato estero, senza un nesso causale con l’impresa italiana, contrasterebbe con la ratio della misura di favore, finalizzata a promuovere il processo di trasformazione tecnologica e digitale dell’impresa italiana.

L’istante comunica che destinerà il nuovo apparecchio prevalentemente nella produzione della propria azienda in Italia, ma vorrebbe utilizzarlo temporaneamente anche presso alcuni cantieri situati all’estero. Di conseguenza, chiede quindi se l’utilizzo del bene nei cantieri esteri possa comportare qualche limitazione alla fruizione del credito d’imposta sui beni strumentali nuovi attualmente disciplinato dall’articolo 1, commi 1051-1063, della legge n. 178/2020.

La società istante chiarisce che l’utilizzo del bene e i contratti ad esso legati fanno sempre riferimento in qualche modo all’attività svolta in Italia. Il bene, infatti, può essere utilizzato per lo svolgimento di lavori della stessa società istante con proprio personale, oppure noleggiato con o senza operatore specializzato. In quest’ultimo caso, gli operai sarebbero esclusivamente i dipendenti della società italiana. Il presunto utilizzo estero del bene nei cantieri potrebbe essere al massimo di tre settimane, per un uso complessivo annuo massimo di due mesi. Il trasporto del macchinario dall’Italia verso i cantieri esteri e viceversa verrebbe sempre gestito dalla sede operativa italiana.

L’Agenzia sul quesito riguardante lo svolgimento di lavori della società istante presso cantieri italiani ed esteri, precisa che se il luogo estero di destinazione del bene non ha una vera e propria struttura organizzativa (condizione che non può essere verificata in sede di interpello) e l’utilizzo diretto del bene avviene con personale fornito dalla società con un impiego temporaneo dei mezzi e persone, non si configura una “delocalizzazione”, circostanza che precluderebbe di fatto l’applicazione dell’agevolazione. Quindi se l’organizzazione e la gestione economica del bene fa capo all’azienda italiana, l’istante potrà fruire del credito d’imposta per i beni strumentali nuovi.

Relativamente al noleggio del bene, l’Agenzia precisa che se l’utilizzo estero del bene ceduto a nolo, con o senza operatore, non è prevalente dal punto di vista economico e temporale rispetto all’utilizzo italiano, la società potrà beneficiare del bonus in esame.

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Industry 4.0 technology concept - Smart factory for fourth industrial revolution

Investimenti 4.0: chiarimenti acquisti effettuati leasing

Investimenti 4.0: chiarimenti acquisti effettuati leasing

Risposta 826/2021 dell'Agenzia dell'Entrate su beni iperammortizzabili acquistati in leasing

Con la risposta 826, l’Agenzia affronta il caso di un bene iperammortizzabile (agevolato ai sensi della legge 145/2018), acquisito in leasing, per il quale occorre individuare il periodo di sorveglianza previsto per l’eventuale recapture dell’agevolazione dall’articolo 7, comma 2, del Dl 87/2018. La norma, applicabile agli investimenti 4.0 effettuati successivamente al 14 luglio 2018, stabilisce che, se nel periodo di fruizione dell’iperammortamento i beni agevolati vengono ceduti a titolo oneroso o destinati a strutture produttive estere, si procede al recupero dell’agevolazione.

 

Il dubbio nasce dal fatto che, nel caso di beni acquisiti in leasing, la fruizione dell’iperammortamento avviene in un primo tempo mediante maggiorazione dei canoni di leasing (quota capitale) e successivamente mediante maggiorazione delle quote di ammortamento del prezzo di riscatto.

 

L’Agenzia chiarisce che il periodo di sorveglianza si determina, per gli investimenti in leasing, sulla base del tempo teorico di ammortamento calcolato applicando i coefficienti previsti dal Dm 31 dicembre 1988, come sarebbe avvenuto se si fosse proceduto, sin dall’origine, all’acquisto del bene in proprietà, , il tutto per garantire, ai fini del recapture dell’iper ammortamento, una parità di trattamento tra un soggetto che acquisisce il bene in proprietà e un soggetto che acquisisce un bene analogo tramite un contratto di locazione finanziaria.

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Finance.

Risp. ADE 812/2021: investimenti nel Mezzogiorno e affitto ramo d’azienda

Risp. ADE 812/2021: investimenti nel Mezzogiorno e affitto ramo d’azienda

Chiarimenti sulla rideterminazione del credito

L’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 812 del 15 dicembre 2021 ha fornito chiarimenti in merito al credito di imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno e affitto d’azienda specificando che l’ipotesi di rideterminazione del credito non può trovare applicazione se i beni oggetto di agevolazione non sono singolarmente dismessi o ceduti a terzi, ma circolano insieme all’azienda che verrà condotta dall’affittuario nell’ambito dell’esercizio di un’attività imprenditoriale.

Al fine di rendere inoperante la rideterminazione, l’affittuario dovrà comunque, entro i periodi di sorveglianza previsti, far entrare in funzione e non dismettere i beni nell’ambito del compendio aziendale.
Nella differente ipotesi in cui il trasferimento dei beni fosse qualificabile come locazione degli stessi, si applicherebbe il comma 105 dell’art. 1 della Legge 208/2015, con la conseguenza che il credito d’imposta dovrebbe essere rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei suddetti beni.

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WEBINAR GRATUITO | TRANSIZIONE 4.0 ECOFRIENDLY: BEST PRACTICES PER L’IMPRESA VENETA

WEBINAR GRATUITO | TRANSIZIONE 4.0 ECOFRIENDLY: BEST PRACTICES PER L’IMPRESA VENETA

Transizione 4.0 ecofriendly: best practices per l’impresa veneta

Data: 22 dicembre

Orario: 16.00/18.00

Modalità di svolgimento: Online – Google Meet

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Le proposte di Confindustria per migliorare il piano Transizione 4.0

Le proposte di Confindustria per migliorare il piano Transizione 4.0

In occasione dell’audizione parlamentare sul disegno di legge di Bilancio presso le Commissioni Bilancio del Senato e della Camera dei Deputati, Confindustria ha presentato i suoi rilievi e le proposte di correzione alla manovra
Lo scorso 22 novembre Confindustria ha depositato un documento in audizione fortemente critico verso la nuova Manovra di Bilancio: pur riconoscendone gli interventi positivi, a detta di Confindustria la Manovra non fa segnare un passo avanti significativo verso la modernizzazione del Paese.
Diverse sono state le critiche, anche sul piano Transizione 4.0.
In particolare, in elenco i punti ed i correttivi sollevati sul Piano Transizione 4.0
  • In merito al tema per il credito d’imposta per l’acquisto di beni (immateriali e materiali) si richiede l’estensione dei termini per la consegna dei beni ordinati nel 2021 e nel 2022, spostandoli rispettivamente al 31 dicembre 2022 e 2023. Si tratta di una modifica necessaria per tenere conto degli inevitabili ritardi dovuti alla carenza di materie prime e componenti
  • Sul tema riduzione delle aliquote del credito d’imposta per gli investimenti 4.0 a partire dal 2023, che rende la misura meno attrattiva per le imprese e poco efficace nell’orientare le scelte di investimento verso modelli 4.0, Confindustria propone di fissare un’aliquota del 30% almeno per gli investimenti fino a 2,5 milioni
  • Per i beni immateriali non 4.0, si propone una proroga degli incentivi per consentire alle imprese di completare l’integrazione di software gestionali e una integrazione della normativa per acquisizioni tramite soluzioni di cloud computing (analogamente a quanto avviene per i beni immateriali dell’allegato B)
  • Per quanto riguarda il credito d’imposta R&S&I, Confindustria ritiene necessario aumentare l’aliquota prevista dal 2023 al 2031, portandola al 20%, anche per i ridurre il gap con i competitor europei (a partire dalla Francia, dove il credito d’imposta per R&S&I è pari al 30% degli investimenti fino a 100 milioni di euro e al 5% oltre questa soglia);
  • Sempre sul tema investimenti in R&S&I Confindustria richiede di  introdurre fino al 2031 un credito d’imposta anche per le imprese residenti/stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti che svolgono l’ attività su commessa estera e di assicurare una migliore definizione del quadro sanzionatorio (ricondurre l’errata individuazione del presupposto costitutivo delle agevolazioni fiscali nell’alveo dei crediti non spettanti e non, come attualmente accade, dei crediti inesistenti).

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