Circolare del 31 dicembre 2021, n. 33: chiarimenti cumulabilità e doppio finanziamento

Circolare del 31 dicembre 2021, n. 33: chiarimenti cumulabilità e doppio finanziamento

Chiarimenti su PNRR e cumulabilità
In risposta ad alcune richieste di parere pervenute, la circolare intende fornire specifici chiarimenti in relazione ai concetti di doppio finanziamento e di cumulo delle misure agevolative, al fine di scongiurare dubbi ed incertezze nell’attuazione degli interventi previsti all’interno del PNRR e finanziati dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), istituito con Regolamento (UE) 2021/241.
 
La questione era emersa a seguito della Circolare n. 21 del 14 ottobre 2021, che disponeva le Istruzioni Tecniche per la selezione dei progetti PNRR. In particolare, aveva fatto emergere forti incertezze il richiamo all’”obbligo di assenza del c.d. doppio finanziamento, ossia che non ci sia una duplicazione del finanziamento degli stessi costi da parte del dispositivo e di altri programmi dell’Unione, nonché con risorse ordinarie da Bilancio statale”.
 
Sul punto, molti avevano interpretato questa istruzione, che richiamava il Regolamento Europeo 2021/241, come un sostanziale divieto di cumulo tra qualsiasi incentivo finanziato con le risorse del PNRR e altre agevolazioni, di qualsiasi natura esse fossero, anche se finanziate con risorse statali.
 
Nella nuova circolare di chiarimento, viene evidenziato che doppio finanziamento e cumulo sono due principi distinti e non sovrapponibili. Il primo era e resta vietato, il secondo invece è previsto e consentito.
In particolare, “il divieto di doppio finanziamento, previsto espressamente dalla normativa europea, prescrive che il medesimo costo di un intervento non possa essere rimborsato due volte a valere su fonti di finanziamento pubbliche anche di diversa natura”.
La cumulabilità invece “si riferisce alla possibilità di stabilire una sinergia tra diverse forme di sostegno pubblico di un intervento, che vengono in tal modo “cumulate” a copertura di diverse quote parti di un progetto/investimento”.
 
Nella circolare viene inoltre riportato un esempio pratico. “Se una misura del PNRR finanzia il 40% del valore di un bene/progetto, la quota rimanente del 60% può essere finanziata attraverso altre fonti, purché si rispettino le disposizioni di cumulo di volta in volta applicabili e, complessivamente, non si superi il 100% del relativo costo. In quest’ultimo caso, parte dei costi sarebbero infatti finanziati due volte e tale fattispecie sarebbe riconducibile all’interno del cosiddetto “doppio finanziamento”, di cui è fatto sempre divieto”.
In sintesi, fatto salvo il divieto di doppio finanziamento, in conformità ai principi immanenti nell’ordinamento domestico volti a non consentire l’indebito arricchimento a carico delle finanze pubbliche la circolare conferma che le misure finanziate all’interno del PNRR possono essere cumulate con altre agevolazioni, salvo ovviamente i limiti esistenti dalla normativa nazionale ed europea vigente, ivi compresa quella riferita agli aiuti di stato.

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PNRR: raggiunti gli obiettivi del 2021

PNRR: raggiunti gli obiettivi del 2021

Il Presidente del Consiglio, durante la conferenza stampa di fine anno, ha indicato il Piano tra i risultati chiave del suo Governo.

Durante la conferenza stampa di fine anno, il Presidente del Consiglio, Draghi, ha confermati che l’Italia ha raggiunto i 51 obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza concordati con la Commissione Europea con scadenza il 31 dicembre 2021. Citando i dati positivi sulla crescita economica del Paese, Draghi ha affermato che l’attuale congiuntura “può essere un moltiplicatore psicologico dell’azione di Governo e dell’azione stessa del PNRR”. Secondo il Presidente del Consiglio, inoltre, “occorre dimostrare che la fiducia degli altri Paesi europei, mostrata dando all’Italia questi fondi, è stata ben riposta.”

 

Rispondendo a una domanda sulla capacità di spendere i fondi messi a disposizione dal PNRR, Draghi ha ribadito che l’azione di Governo continua con determinazione a creare le condizioni per cui il PNRR possa essere attuato e a consentire alle Amministrazioni, agli Enti attuatori, alle Regioni e ai Ministeri di poter erogare queste somme e investirle. Nei prossimi cinque anni, ha ricordato Mario Draghi, ”dobbiamo investire 191,5 miliardi di euro, a cui si aggiungono altri fondi per un totale di 235 miliardi di euro. Ci siamo impegnati a ridurre i divari territoriali, generazionali, di genere. Ad accelerare la transizione digitale e quella ecologica. A migliorare la scuola e rafforzare la sanità. E a riformare in modo profondo l’economia, per rilanciare la produttività, semplificare la burocrazia, favorire l’innovazione”.

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Risorse PNRR e cumulabilità tra gli incentivi

Risorse PNRR e cumulabilità tra gli incentivi

Incentivi da PNRR con divieto di cumulo

Al fine di rafforzare la competitività del sistema produttivo nazionale verso la digitalizzazione, l’innovazione tecnologica e l’internazionalizzazione delle imprese, la Componente 2 della Missione 1 del PNRR ha previsto una serie di interventi tra loro complementari. Fra questi, in particolare, la misura Investimento 1 Transizione 4.0 è tesa ad aumentare la produttività, la competitività e la sostenibilità delle imprese italiane nel contesto internazionale. La misura consiste nel riconoscimento di tre tipologie di crediti di imposta alle imprese che investono in:

  • beni capitali (articolo 1, commi 189-190, della Legge n. 160 del 2019 e articolo 1, commi 1051 e successivi della Legge n. 178 del 2020);
  • ricerca, sviluppo e innovazione (articolo 1, commi 198 e successivi, della Legge n. 160 del 2019;
  • attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze (articolo 1, commi da 46 a 56, della Legge n. 205 del 2017).

Agevolazioni riepilogate nella Risoluzione n. 68/E del 2021 che ha evidenziato gli incentivi che sono cofinanziati dal Pnrr e confermato che gli stessi attingono già dal 2021 alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

 

Le misure citate si caratterizzavano già per uno specifico regime di cumulabilità.
Ad esempio, l’articolo 1, comma 1059, prevede che l’agevolazione credito di imposta per l’acquisto di beni rilevanti ai fini del programma Transizione 4.0, è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi a condizione che tale cumulo, tenuto conto della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta sulle attività produttive, non porti al superamento del costo sostenuto. Questo ha, fino ad oggi, consentito la possibilità di cumulare, nei limiti appena descritti, fra bonus sud (articolo 1, comma 98 e seguenti, della Legge n. 208 del 2015) e credito di imposta investimento 4.0.

 

Con il Regolamento UE 2021/241 del 12 febbraio 2021 ha istituito il dispositivo per la ripresa e la resilienza e ha previsto l’impossibilità di finanziare due volte la stessa spesa nell’ambito del Pnrr e di altri programmi dell’Unione Europea (rif. Art. 9)

 

A questo si aggiunge una Faq di SIMEST nell’ambito dell’“operatività in PNRR” dove si chiarisce che “la Delibera Quadro e la Circolari escludono la finanziabilità di spese oggetto di altra agevolazione pubblica (anche agevolazioni pubbliche che non costituiscono aiuto di Stato, come ad esempio le misure di credito di imposta che abbiano ad oggetto i medesimi costi) e impongono il rispetto dell’obbligo di assenza del c.d. ”doppio finanziamento” (ossia il divieto di doppia copertura dei medesimi costi), fattispecie ulteriormente definita dalla Circolare MEF n. 21/2021 e dal relativo allegato tecnico.”

 

La Circolare MEF n. 21 del 14 ottobre 2021 ha esteso il divieto di doppio finanziamento aggiungendo, oltre agli strumenti della UE, anche le “risorse ordinarie del bilancio statale”. Andando così ben oltre la disposizione del regolamento UE. Di conseguenza, il divieto di doppio finanziamento per lo stesso costo non riguarda solo strumenti e programmi dell’Unione, ma si estende a incentivi finanziati con risorse del bilancio statale. Quindi qualsiasi iniziativa finanziata dal PNRR sarà caratterizzata dall’assoluto divieto di cumulo con qualsiasi altro tipo di agevolazione.

 

In sintesi, si resta in attesa di chiarimenti da parte delle Autorità per capire la questione dell’effettiva cumulabilità degli incentivi finanziati dal PNRR.

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Siglato il protocollo d’intesa a tutela delle risorse del piano nazionale di ripresa e resilienza

Siglato il protocollo d’intesa a tutela delle risorse del piano nazionale di ripresa e resilienza

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze e la Guardia di Finanza hanno siglato un protocollo d’intesa con l’obiettivo di implementare la reciproca collaborazione e garantire un adeguato presidio di legalità a tutela delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Con comunicato n. 234, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e la Guardia di Finanza confermano la condivisione e sottoscrizione del protocollo d’intesa con l’obiettivo di implementare la reciproca collaborazione e garantire un adeguato presidio di legalità a tutela delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

il protocollo, firmato dal Comandante Generale della Guardia di Finanza, Gen. C.A. Giuseppe Zafarana, e dal Ragioniere Generale dello Stato, Biagio Mazzotta, il 17 dicembre presso il Comando Generale del Corpo, muove dalla consapevolezza che un intervento dalla portata epocale, come il PNRR, destinato a essere il volano per il rilancio e la crescita del nostro paese, richieda la più stretta sinergia tra le Amministrazioni, in linea, peraltro, con quanto richiesto dalle norme europee.

Il regolamento 241/2021 che ha istituito, a livello europeo, il dispositivo per la ripresa e la resilienza, prevede, infatti, che gli stati membri debbano adottare ogni iniziativa utile a prevenire e contrastare i casi di frode, corruzione, conflitti di interesse e doppi finanziamenti, lesivi degli interessi finanziari dell’unione, anche mediante il potenziamento del proprio sistema nazionale antifrode.

In tale ottica, il decreto legge 77/2021 ha disciplinato il sistema di governance del piano, prevedendo, da un lato, la costituzione, all’interno della Ragioneria Generale dello Stato e delle amministrazioni centrali chiamate a dare attuazione ai progetti e agli interventi, di organismi di audit e monitoraggio dedicati e, dall’altro, la possibilità, per queste ultime, di stipulare specifici protocolli d’intesa con il Corpo.
Assume, dunque, in tale contesto, assoluto rilievo il ruolo della Ragioneria Generale dello Stato, con compiti di governo, monitoraggio e controllo dell’impiego delle risorse unionali, e della Guardia di Finanza, che ha, tra le proprie missioni istituzionali, la funzione di prevenire e reprimere gli illeciti ai danni della corretta destinazione delle risorse pubbliche.

Quanto alle modalità di collaborazione, è sancita la condivisione – anche mediante l’interoperabilità delle rispettive banche dati – di un importante patrimonio informativo, costituito da dati e informazioni sui soggetti attuatori, realizzatori ed esecutori degli interventi finanziati dal PNRR.
È previsto, inoltre, che la Guardia di Finanza partecipi, con propri rappresentanti, alla c.d. “rete dei referenti antifrode”, istituita presso la Ragioneria Generale e costituita da referenti della Ragioneria
stessa e delle citate Amministrazioni centrali.

Nell’ambito di tale gruppo di lavoro, risulterà utile il confronto sulla base delle esperienze maturate sul campo, anche allo scopo di individuare i settori caratterizzati da maggiori profili di rischio di frode, pure per poter meglio calibrare, in ottica preventiva e mirata, i contenuti di bandi e/o avvisi pubblici da diramare.
In tale sede, potrà essere concordata, inoltre, l’esecuzione di interventi da parte del Corpo, anche in forma coordinata con le attività di controllo della Ragioneria Generale e delle Amministrazioni centrali. Il memorandum testimonia, quindi, l’impegno di tutti gli attori in campo per preordinare le condizioni affinché l’opportunità rappresentata dalle ingentissime risorse del piano, possa dispiegarsi in maniera efficiente e tempestiva, conseguendo gli obiettivi di crescita e consolidamento economico che il piano stesso si prefigge.

L’intesa costituisce un unicum in ambito europeo, prevedendo l’espresso coinvolgimento nel sistema dei controlli di una forza di law enforcement, qual è la Guardia di Finanza, che rappresenta la polizia economico-finanziaria, a competenza generale, del Paese.

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Circ. MEF 21/2021 – “Istruzioni tecniche per la selezione dei progetti PNRR”

Circ. MEF 21/2021 – “Istruzioni tecniche per la selezione dei progetti PNRR”

Per supportare le Amministrazioni centrali titolari di interventi previsti nel PNRR nelle attività di presidio e vigilanza nell’esecuzione dei progetti/interventi di competenza che compongono le misure del Piano.
Al fine di supportare le Amministrazioni centrali titolari di interventi previsti nel PNRR nelle attività di presidio e vigilanza nell’esecuzione dei progetti/interventi di competenza che compongono le misure del Piano e di fornire indicazioni comuni a livello nazionale, sono state predisposte con la Circolare del 14 ottobre 2021, n. 21 a cura del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato – Servizio centrale per il PNRR del Ministero dell’economia e delle finanze, le “Istruzioni tecniche per la selezione dei progetti PNRR”. Il documento detta regole e principi a cui le richiamate Amministrazioni sono invitate ad attenersi, finalizzate a:
  • individuare requisiti di ammissibilità ed eventuali cause di esclusione, attribuibili al Soggetto attuatore e/o alla proposta progettuale, il cui mancato soddisfacimento può comportare una criticità con impatto sul processo di attuazione dell’iniziativa, nonché in fase di controllo e rendicontazione della stessa;
  • fornire elementi utili sui processi di attuazione che potranno essere ripresi nelle apposite sezioni delle procedure di selezione dei progetti (ossia negli atti amministrativi di varia natura, tra cui decreti ministeriali e bandi).
Nella fase di attuazione del Piano le Amministrazioni centrali sono tenute a “qualificare” e “indirizzare” gli interventi affinché gli stessi risultino in grado di realizzare gli obiettivi fissati dalle singole componenti del PNRR stesso. Per questo motivo, negli atti e nei documenti chiave occorre introdurre, sin da subito, requisiti idonei ad “orientare” le soluzioni tecniche e amministrative degli investimenti e delle riforme. Ciò vuol dire conseguire innanzitutto le milestone e i target entro le scadenze convenute: le milestone definiscono generalmente fasi rilevanti di natura amministrativa e procedurale; i target rappresentano i risultati attesi dagli interventi, quantificati in base a indicatori misurabili. Ad eccezione, infatti, dell’anticipo di risorse per l’avvio dei Piani, i successivi pagamenti da parte dell’Unione Europea sono effettuati solo in base al raggiungimento dei M&T concordati ex-ante e temporalmente scadenzati. In secondo luogo, occorre verificare anche il rispetto del principio del “non arrecare danno significativo” all’ambiente (cd. DNSH – Do No Significant Harm) assicurando le altre condizioni associate alle diverse misure in termini di percentuale delle risorse che contribuiscono all’obiettivo climatico o digitale o territoriale.
La piena e immediata compatibilità degli elementi amministrativi circa la selezione dei progetti deve essere verificata dalle Amministrazioni centrali le quali sono chiamate a rispettare i seguenti specifici principi generali ed obblighi:
  • principio del “non arrecare danno significativo” (cd. “Do No Significant Harm” – DNSH):  secondo il quale nessuna misura finanziata dagli avvisi deve arrecare danno agli obiettivi ambientali, in coerenza con l’articolo 17 del Regolamento (UE) 2020/852. Tale principio è teso a provare che gli investimenti e le riforme previste non ostacolino la mitigazione dei cambiamenti climatici;
  • principio del contributo all’obiettivo climatico e della transizione digitale (cd. tagging):  teso al conseguimento e perseguimento degli obiettivi climatici e della transizione digitale, qualora pertinente per la tipologia di intervento considerata;
  • obbligo di conseguimento di target e milestone: con eventuale previsione di clausole di riduzione o revoca dei contributi, in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi previsti, nei tempi assegnati e di riassegnazione delle somme per lo scorrimento delle graduatorie formatesi in seguito alla presentazione delle relative domande ammesse al contributo, fino alla concorrenza delle risorse economiche previste per i singoli bandi, compatibilmente con i vincoli assunti con l’Unione europea, ai sensi dell’art. 8 comma 5 del dl 77/2021, convertito in legge 29 luglio 2021, n. 108.
  • obbligo di assenza del c.d. doppio finanziamento, ossia che non ci sia una duplicazione del finanziamento degli stessi costi da parte del dispositivo e di altri programmi dell’Unione, nonché con risorse ordinarie da Bilancio statale;
  • relativamente all’ammissibilità dei costi per il personale, obbligo di rispettare quanto previsto dall’art. 1 del decreto legge 80/2021, secondo cui le Amministrazioni centrali titolari di interventi possono porre a carico del PNRR esclusivamente le spese di personale specificamente destinato a realizzare progetti di cui hanno la diretta titolarità di attuazione, nei limiti degli importi che previsti dalle corrispondenti voci di costo del quadro economico del progetto;
  • obblighi in materia di comunicazione e informazione, attraverso l’esplicito riferimento al finanziamento da parte dell’Unione europea e all’iniziativa Next Generation EU e la presenza dell’emblema dell’Unione europea.
I dispositivi amministrativi volti da finanziare sul PNRR dovranno prevede, quindi, meccanismi di selezione (es.: criteri di valutazione) che consentano l’individuazione di progetti di qualità in grado di poter contribuire agli obiettivi del PNRR e consentire il piano conseguimento dei target e milestone nei termini previsti.
Nell’attuazione del PNRR sono inoltre da considerare, secondo la Circolare, le seguenti priorità trasversali:
  • rispetto e promozione della parità di genere;
  • protezione e valorizzazione dei giovani teso a garantire l’attuazione di interventi e riforme a beneficio diretto e indiretto per le future generazioni;
  • superamento dei divari territoriali

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MITE: pubblicati avvisi per progetti legati all’economia circolare

MITE: pubblicati avvisi per progetti legati all’economia circolare

Dal MiTE investimenti per 2,6 miliardi per impianti di gestione, efficientamento e progetti di economia circolare
Un miliardo e mezzo di euro per la realizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti e per l’ammodernamento di quelli esistenti destinati a Comuni ed Enti d’ambito (il 60% delle risorse saranno destinate a interventi da realizzarsi nelle regioni del centro e del sud Italia) e altri 600 milioni per la realizzazione di progetti faro di economia circolare per rafforzare e implementare le filiere industriali strategiche e sopperire alla scarsità di materie prime il cui consumo avviene per il 65% proprio nelle città.
Il ministero della Transizione Ecologica ha pubblicato i decreti firmati dal ministro Roberto Cingolani con i criteri di selezione per i progetti relativi a raccolta differenziata, impianti di riciclo e iniziative “flagship” per le filiere di carta e cartone, plastiche, RAEE e tessili.
Le misure puntano allo sviluppo dell’economia circolare secondo i criteri guida del piano europeo d’azione con l’obiettivo di raggiungere i target europei di riciclo e  contribuire fino al 50% al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione.
Per gli interventi relativi all’investimento 1.1, Missione 2, Componente 1 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la realizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti e l’ammodernamento di impianti esistenti sono stati emanati dal MITE tre avvisi aventi ad oggetto proposte per il finanziamento di interventi rientranti nelle seguenti aree tematiche:
  • Linea d’Intervento A – miglioramento e meccanizzazione della rete di raccolta differenziata dei rifiuti urbani;
  • Linea d’Intervento B – ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti di trattamento/riciclo dei rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata;
  • Linea d’Intervento C – ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti innovativi di trattamento/riciclaggio per lo smaltimento di materiali assorbenti ad uso personale (PAD), i fanghi di acque reflue, i rifiuti di pelletteria e i rifiuti tessili.
Il contributo massimo erogabile per ciascuna proposta non potrà superare la somma complessiva di:
  • € 1.000.000,00 (un milione di euro) per la Linea d’Intervento A;
  • € 40.000.000,00 (quaranta milioni di euro) per la Linea d’Intervento B;
  • € 10.000.000,00 (dieci milioni di euro) per la Linea d’Intervento C.
Destinatari dei finanziamenti sono gli Egato Operativi, enti di governo d’ambito in attività. In assenza di Egato Operativi, i Soggetti Destinatari sono i Comuni, i quali possono operare singolarmente o in associazione tra loro.
Il bando specifica poi che non sono in ogni caso finanziabili investimenti correlati anche in maniera indiretta con discariche, impianti di Trattamento Meccanico Biologico/Trattamento Meccanico (TMB, TBM, TM, STIR, ecc.) o inceneritori o combustibili derivati da rifiuti, nel rispetto del principio europeo Dnsh (non arrecare danni significativi all’ambiente). E non è finanziabile nemmeno l’acquisto di veicoli per la raccolta dei rifiuti.
Nell’ambito dell’Investimento 1.2, Missione 2, Componente 1 del PNRR, finalizzato a potenziare la rete di raccolta differenziata e degli impianti di trattamento e riciclo, verranno finanziati progetti “faro” di economia circolare che promuovono l’utilizzo di tecnologie e processi ad alto contenuto innovativo nei settori produttivi, individuati nel Piano d’azione europeo sull’economia circolare, quali: elettronica e ICT, carta e cartone, plastiche, tessili. In particolare, nei settori produttivi anzi individuati, verranno finanziati progetti che favoriranno, anche attraverso l’organizzazione in forma di “distretti circolari”, una maggiore resilienza e indipendenza del sistema produttivo nazionale, contribuendo, altresì, al raggiungimento degli obiettivi di economia circolare, incremento occupazionale e impatto ambientale.
Per interventi relativi all’Investimento 1.2, Missione 2, Componente 1 del PNRR per la realizzazione di progetti “faro” di economia circolare sono stati emanati dal MITE quattro avvisi aventi ad oggetto proposte per il finanziamento di interventi rientranti nelle seguenti aree tematiche:
  • Linea d’intervento A: ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti per il miglioramento della raccolta, della logistica e del riciclo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche c.d. RAEE comprese pale di turbine eoliche e pannelli fotovoltaici;
  • Linea d’intervento B: ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti per il miglioramento della raccolta, della logistica e del riciclo dei rifiuti in carta e cartone;
  • Linea d’intervento C: realizzazione di nuovi impianti per il riciclo dei rifiuti plastici (attraverso riciclo meccanico, chimico, ”Plastic Hubs”), compresi i rifiuti di plastica in mare (marine litter);
  • Linea d’intervento D: infrastrutturazione della raccolta delle frazioni di tessili pre-consumo e post consumo, ammodernamento dell’impiantistica e realizzazione di nuovi impianti di riciclo delle frazioni tessili in ottica sistemica cd. “Textile Hubs”.
Il contributo massimo erogabile per ciascuna proposta seguirà le modalità previste dall’articolo 56 sexies, co. 7, lett. b) del regolamento (UE) n. 651/2014 GBER, come modificato dal Regolamento 2021/1237, ovvero l’importo nominale del finanziamento totale concesso a qualsiasi beneficiario finale per progetto nell’ambito del sostegno del Fondo InvestEU non supera i 100 milioni di euro”.
I destinatari delle risorse  sono:
  1. le imprese che esercitano in via prevalente le attività di cui all’articolo 2195, numeri 1) (attività industriale diretta alla produzione di beni o  di servizi); 3) (attività di trasporto per terra, per acqua o per aria) del codice civile, ivi comprese le imprese artigiane di produzione di beni di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443;
  2. le imprese che esercitano in via prevalente le attività ausiliarie di cui all’articolo 2195, numero 5) (altre attività ausiliarie delle precedenti) , del codice civile, in favore delle imprese di cui al precedente numero 1).
Le proposte progettuali possono essere inviate con scadenze diverse in base ai diversi avvisi.

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Piano Nazionale Nuove Competenze

Piano Nazionale Nuove Competenze

Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando, ha firmato il Decreto di adozione del Piano Nazionale Nuove Competenze.
L’atto si collega direttamente al PNRR e la sua adozione costituisce il raggiungimento del traguardo (milestone) di cui alla Missione M5, componente C1, tipologia “riforma”, intervento “1.1 Politiche attive del lavoro e formazione”, del PNRR stesso.
In particolare, si legge nella premessa al Decreto, il Piano Nazionale Nuove Competenze ha “l’obiettivo di riorganizzare la formazione dei lavoratori in transizione e disoccupati, mediante il rafforzamento del sistema della formazione professionale e la definizione di livelli essenziali di qualità per le attività di upskilling e reskilling in favore dei beneficiari di strumenti di sostegno (NASPI e DIS-COLL), dei beneficiari del Reddito di cittadinanza e dei lavoratori che godono di strumenti straordinari o in deroga di integrazione salariale (CIGS, cassa per cessazione attività, trattamenti in deroga nelle aree di crisi complessa). Il Piano integrerà anche altre iniziative, riguardanti le misure in favore dei giovani – quale il rafforzamento del sistema duale – e dei NEET, oltre che le azioni per le competenze degli adulti, a partire dalle persone con competenze molto basse. Per i lavoratori occupati è inoltre previsto, a valere sulle risorse di REACT-EU, il Fondo Nuove Competenze al fine di permettere alle aziende di rimodulare l’orario di lavoro e di favorire attività di formazione sulla base di specifici accordi collettivi con le organizzazioni sindacali”.
Tre i programmi guida inseriti nel Piano Nazionale Nuove Competenze:
  1. il Programma GOL, dedicato ai disoccupati beneficiari del Programma a favore dei quali è previsto un intervento di aggiornamento o riqualificazione;
  2. il Sistema Duale per i giovani tra i 15 e i 25 anni;
  3. il Fondo Nuove Competenze rivolto ai lavoratori delle imprese che hanno stipulato intese o accordi collettivi di rimodulazione dell’orario di lavoro, in risposta alle innovazioni di processo, prodotto o di organizzazione degli occupati.
Il testo del Decreto è stato trasmesso al Ministero dell’Economia e delle Finanze per la firma del ministro Daniele Franco.

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Cronoprogramma degli investimenti del PNRR

Cronoprogramma degli investimenti del PNRR

È online il cronoprogramma con gli interventi legislativi previsti dal PNRR con i dettagli su misura, tipologia, attuazione ed altri elementi utili
È online il cronoprogramma (con dati aggiornati al 25 novembre 2021) con indicate le misure legislative previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano, come risultante dalla decisione adottata dal Consiglio dell’Unione europea il 13 luglio 2021 e dal relativo allegato.
Il Piano è formato da un complesso pacchetto di riforme ed investimenti al fine di accedere alle risorse finanziarie messe a disposizione dall’Unione Europea.
Le misure previste dal PNRR si articolano intorno a tre assi strategici condivisi a livello europeo: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale.
Seguendo le linee guida definite dalla normativa europea, il Piano raggruppa i progetti di investimento in 6 Missioni:
MISSIONE 1: Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura
MISSIONE 2: Rivoluzione verde e transizione ecologica
MISSIONE 3: Infrastrutture per una mobilità sostenibile
MISSIONE 4: Istruzione e ricerca
MISSIONE 5: Coesione e inclusione
MISSIONE 6: Salute
All’interno del piano si possono suddividere 3 tipologie di riforme:
RIFORME ORIZZONTALI: innovazioni strutturali dell’ordinamento d’interesse trasversale a tutte le missioni del piano
RIFORME ABILITANTI: interventi funzionali a garantire l’attuazione del piano
RIFORME DI ACCOMPAGNAMENTO: riforme che, seppure non comprese nel perimetro del piano, sono destinate ad accompagnarne l’attuazione
Nel cronoprogramma,  per ogni misura, nella stringa iniziale e nella relativa scheda di approfondimento, sono specificati:
  • il termine entro il quale è indicata l’adozione della misura nella decisione del Consiglio UE ovvero gli altri termini temporali previsti dal Piano presentato dal Governo italiano;
  • la tipologia di misura (decreto-legge; legge-delega; decreto legislativo; legge, con la specificazione se si tratta di provvedimento collegato alla manovra di finanza pubblica);
  • la missione di appartenenza o la tipologia di riforma;
  • lo stato di attuazione
  • altri elementi ritenuti utili.

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Il PNRR per le imprese italiane, quali prospettive per l’investimento in innovazione?

Sebbene le missioni e gli obiettivi del PNRR abbiano grande ambizione sotto diversi punti di vista, per lo sviluppo socio-economico, per la transizione ecologica e per l’aumento della coesione sociale, nel piano approvato dalla Commissione Europea gli investimenti per il trasferimento tecnologico si concentreranno soprattutto sui centri di trasferimento tecnologico. Sotto questo profilo le aziende dovranno attrezzarsi per partecipare in modo più attivo alla gestione dei flussi orientati verso tali centri e soprattutto orientare i propri investimenti nell’introduzione strutturata di comparti interni orientati alla gestione ed alla promozione dell’innovazione.

Al via le misure per la patrimonializzazione delle PMI

Al via le misure per la patrimonializzazione delle PMI

Firmati dai Ministri Patuanelli e Gualtieri i decreti attuativi sul credito d’imposta e sul ‘Fondo Patrimonio Pmi.

Sono operative le misure per la patrimonializzazione delle PMI, introdotte dal Governo nel Decreto Rilancio, che hanno l’obiettivo di sostenere le imprese che necessitano di un aumento di capitale per fronteggiare le difficoltà determinate in questi mesi dall’emergenza Covid.

Nel corso di un evento di presentazione svoltosi al Ministero dell’Economia e delle Finanze con i Ministri Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli, e l’Amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri, è stato firmato il decreto attuativo del programma denominato “Pari Passu”, che prevede incentivi sotto forma di credito d’imposta per gli aumenti di capitale effettuati dalle imprese, e istituito il “Fondo Patrimonio PMI” per il co-investimento da parte dello Stato, che potrà contare su una dotazione iniziale di 4 miliardi e che verrà gestito da Invitalia.

Le misure sono destinate a società di capitali o cooperative (ad esclusione di quelle che operano nei settori bancario, finanziario e assicurativo) che abbiano sede legale in Italia, con ricavi compresi fra 5 e 50 milioni di euro, e che abbiano subito una riduzione complessiva dei ricavi nei mesi di marzo e aprile 2020 pari ad almeno il 33% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente e che per questo motivo abbiano deliberato ed eseguito un aumento di capitale, dopo l’entrata in vigore del decreto Rilancio, il 19 maggio 2020, ed entro il 31 dicembre 2020.

Incentivi per patrimonializzazione delle PMI

E’ previsto un credito di imposta del 20% della somma investita, con un investimento non superiore ai 2 milioni di euro e partecipazione posseduta fino al 31 dicembre 2023, per i soggetti che effettuano conferimenti in denaro in esecuzione di un aumento di capitale, in una o più società, ed un ulteriore credito pari al 50% delle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto, fino a concorrenza del 30% dell’aumento di capitale stesso.

Il decreto attuativo sul credito d’imposta prevede la presentazione delle istanze all’Agenzia delle Entrate.

Fondo Patrimonio PMI

Il ‘Fondo Patrimonio Pmi’ potrà sottoscrivere obbligazioni o titoli di debito di imprese con ricavi superiori a 10 milioni che effettuano un aumento di capitale non inferiore ai 250.000 euro.

Il decreto attuativo sul ‘Fondo Patrimonio Pmi’, firmato una volta conclusa positivamente l’interlocuzione con la Commissione Europea, specifica le condizioni e i termini degli strumenti finanziari subordinati che potranno essere sottoscritti a valere sul Fondo stesso. Gli strumenti finanziari subordinati sono remunerati ad un tasso agevolato e non è prevista una valutazione del merito di credito per l’accesso alla misura.

Il finanziamento deve essere destinato ad investimenti, capitale circolante e costi del personale. Vengono incentivati gli investimenti finalizzati alla sostenibilità ambientale o all’innovazione tecnologica, oltre che a fronte del mantenimento dei livelli occupazionali, attraverso una riduzione del valore di rimborso. A salvaguardia delle risorse pubbliche sono previsti obblighi informativi e il monitoraggio sull’andamento delle imprese beneficiarie.

Tra i principali benefici attesi da questa misura ci sono il rafforzamento della struttura patrimoniale delle Pmi, grazie all’apporto dei capitali privati e all’effetto amplificativo del prestito statale, l’immediata liquidità disponibile per le aziende e una maggiore facilità di accesso al credito bancario.

È previsto un processo di richiesta ed erogazione semplice e rapido, gestito da Invitalia, che ha pubblicato a partire dalle ore 12 del 16 settembre, sul proprio sito Internet il modello per la presentazione della domanda e la restante documentazione richiesta ai fini dell’accesso alla misura.

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