Recupero credito R&S

Recupero credito R&S

Quando l’Agenzia delle Entrate entra nel merito sulla natura del credito, negandolo, senza però il parere tecnico del MISE
Una recente giurisprudenza di merito (CTP di Ancona, sentenza n. 392/2/2021) ha messo in luce una contraddizione, anomala e di certo scoraggiante per tutti i contribuenti che si sono avvalsi del credito d’imposta per spese relative ad attività di ricerca e sviluppo, riscontrabile in molte attività di controllo e accertamento messe in atto da parte dell’Agenzia delle Entrate.
È stato riscontrato infatti che i funzionari del Fisco con l’attività accertativa non si limitano solo al controllo sull’effettività o meno dell’attività R&S, svolta dai soggetti oggetto di verifica, al fine di poterne contestare l’eventuale inesistenza del credito, ma si spingono nelle motivazioni a sindacarne anche la relativa spettanza, entrando così nel merito. Ad esempio, in molti avvisi di accertamento/ atti di recupero si legge che non sussiste il requisito della novità e pertanto si richiede il pagamento integrale del credito fruito, oltre all’applicazione di sanzioni amministrative e penali, qualora il credito fruito superi la soglia dei 50.000 euro. Nella maggior parte dei casi però l’AdE, pur entrando nel merito circa la presenza o meno dei requisiti necessari per la fruibilità del credito, non allega alcun parere tecnico del MISE, parere invece, a parer di chi scrive, fondamentale, viste anche le gravi sanzioni di natura penal-tributarie che poi vengono inflitte.
Nella realtà dei fatti, si rileva una prassi piuttosto contraddittoria: se un’impresa presenta un’istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate per sapere, ad esempio, se ricorre o meno, nel caso specifico, il requisito di novità di un investimento, in risposta si sente dire che tale interpretazione nel merito deve essere fornita dal Ministero dello Sviluppo economico attraverso un parere tecnico specifico al caso oggetto di interpello, dal momento che la stessa Agenzia si dichiara tecnicamente incompetente nel merito.
Poi però nell’avviso di accertamento, la stessa Agenzia rileva l’inesistenza del credito per mancanza, ad esempio, del requisito della novità, entrando allora così tecnicamente nello specifico, senza però allegare nessun parere tecnico del MISE.
In altre parole, ed è qui che si rileva la contraddizione, l’Agenzia delle Entrate si dichiara tecnicamente incompetente in sede di interpello, mentre in sede di accertamento, purché sfornita di quel parere tecnico del Ministero competente, entra nel merito del credito, contestandone l’inesistenza.
In conclusione, sarebbe invece auspicabile che fosse assunta nella prassi un’attività più strettamente di controllo e accertativa da parte dell’Amministrazione fiscale e meno incline a frustrare tout court gli investimenti imprenditoriali, lasciando invece quella più strettamente tecnica, in merito alla natura e le caratteristiche dell’investimento, al MISE.

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