Investimento 1 – Transizione 4.0: i codici tributo per la compensazione

Investimento 1 – Transizione 4.0: i codici tributo per la compensazione

Con Risoluzione n 68/E del 30 novembre 2021 l'Agenzie delle Entrate riepilogano i codici tributo da utilizzare per la compensazione dei crediti di imposta per la transizione 4.0.
Il Consiglio ECOFIN in data 13 luglio 2021 ha adottato la Decisione di esecuzione relativa all’approvazione della valutazione del Piano per la ripresa e la resilienza dell’Italia (PNRR). 
Nell’allegato alla Decisione vengono descritte le riforme e gli investimenti previsti dal PNRR, caratterizzati da puntuali obiettivi e traguardi secondo una precisa cadenza temporale, al cui conseguimento si lega l’assegnazione delle risorse su base semestrale.
La misura “Investimento 1: Transizione 4.0” (M1C2-1) prevista dal PNRR ha l’obiettivo di sostenere la trasformazione digitale delle imprese, incentivando gli investimenti a sostegno della digitalizzazione attraverso il riconoscimento di tre tipologie di crediti di imposta alle imprese che investono in:
  1. beni capitali;
  2. ricerca, sviluppo e innovazione;
  3. attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze.
Le misure agevolative in argomento sono attualmente disciplinate:
  • dall’articolo 1, commi 189-190, della legge 27 dicembre 2019 n. 160 e dall’articolo 1, commi da 1054 a 1058, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali 4.0, immateriali 4.0 ed immateriali standard);
  • dall’articolo 1, commi 198-209, della legge 27 dicembre 2019 n. 160 (credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica e altre attività innovative per la competitività delle imprese);
  • dall’articolo 1, commi da 46 a 56, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (credito d’imposta per le spese di formazione nel settore delle tecnologie 4.0).
Per consentire l’utilizzo in compensazione con F24 dei crediti di imposta sono stati istituiti appositi codici di imposta che la risoluzione n. 68/2021 in oggetto riepiloga e spiega come segue:
Risoluzione n. 3/E del 13 gennaio 2021 
  • “6933” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato A alla legge n. 232/2016 – art. 1, comma 189, legge n. 160/2019”;
  • “6934” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato B alla legge n. 232/2016 – art. 1, comma 190, legge n. 160/2019”;
  • “6935” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi (diversi dai beni di cui agli allegati A e B alla legge n. 232/2016) – art. 1, commi 1054 e 1055, legge n. 178/2020”. Questo codice tributo è relativo sia ai beni materiali che ai beni immateriali. In ogni caso la parte finanziata dal PNRR è solo quella relativa ai beni immateriali;
  • “6936” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato A alla legge n. 232/2016 – art. 1, commi 1056 e 1057, legge n. 178/2020”;
  • “6937” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato B alla legge n. 232/2016 – art. 1, comma 1058, legge n. 178/2020”. Il codice tributo “6932”, denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi (diversi dai beni di cui agli allegati A e B alla legge n. 232/2016) – art. 1, comma 188, legge n. 160/2019”, istituito con la citata risoluzione n. 3/E del 13 gennaio 2021, è utilizzabile per le misure agevolative a cui si riferisce, che non sono finanziate dal PNRR.
Risoluzione n. 13/E del 1° marzo 2021 
  • “6938” denominato “Credito d’imposta investimenti in ricerca e sviluppo, transizione ecologica, innovazione tecnologica 4.0 e altre attività innovative – art. 1, c. 198 e ss., legge n. 160 del 2019”. Per completezza, si conferma che rimangono validi i seguenti codici tributo istituiti con la citata risoluzione n. 13/E del 1° marzo 2021, che non sono relativi a misure finanziate nell’ambito del PNRR:
  • “6939” denominato “Credito d’imposta investimenti in ricerca e sviluppo – Misura incrementale per gli investimenti nelle regioni del Mezzogiorno – art. 244, c. 1, DL n. 34 del 2020”;
  • “6940” denominato “Credito d’imposta investimenti in ricerca e sviluppo – Misura incrementale per gli investimenti nelle regioni del sisma centro Italia – art. 244, c. 1, DL n. 34 del 2020”.
Risoluzione n. 6/E del 17 gennaio 2019 
  • “6897” denominato “credito d’imposta per le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano Nazionale Industria 4.0 – art. 1, commi da 46 a 56, della legge n. 205/2017 e art. 1, commi da 78 a 81, della legge n. 145/2018”.
Ai fini del puntuale monitoraggio delle sopra descritte misure agevolative, i dati dei crediti d’imposta maturati e fruiti sono indicati anche nelle dichiarazioni dei redditi dei soggetti beneficiari, secondo le relative istruzioni approvate con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate.
Nelle dichiarazioni dei redditi 2021 per l’anno d’imposta 2020:
  • il credito d’imposta di cui al codice “6933”, denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato A alla legge n. 232/2016 – art. 1, comma 189, legge n. 160/2019”, sarà monitorato nel quadro RU sez. I codice “2H” e nella sez. IV rigo RU120 col. 2;
  • il credito d’imposta di cui al codice “6934”, denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato B alla legge n. 232/2016 – art. 1, comma 190, legge n. 160/2019”, sarà monitorato nel quadro RU sez. I codice “3H” e nella sez. IV rigo RU120 col. 3;
  • il credito d’imposta di cui al codice “6935”, denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi (diversi dai beni di cui agli allegati A e B alla legge n. 232/2016) – art. 1, commi 1054 e 1055, legge n. 178/2020”, sarà monitorato nel quadro RU sez. I codice “L3” e, al fine di rilevare gli 4 investimenti relativi ai soli beni immateriali (gli unici finanziati dal PNRR), nella sez. IV rigo RU130 col. 2 e col. 3;
  • il credito d’imposta di cui al codice “6936”, denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato A alla legge n. 232/2016 – art. 1, commi 1056 e 1057, legge n. 178/2020”, sarà monitorato nel quadro RU sez. I codice “2L” e nella sez. IV rigo RU130 col 5;
  • il credito d’imposta di cui al codice “6937”, denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato B alla legge n. 232/2016 – art. 1, comma 1058, legge n. 178/2020”, sarà monitorato nel quadro RU sez. I codice “3L” e nella sez. IV rigo RU130 col 6.
Per i codici tributo qui elencati, saranno individuate modalità analoghe di monitoraggio anche nelle dichiarazioni dei redditi per gli anni d’imposta successivi, nelle quali saranno inoltre monitorabili:
  • il credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo (codice tributo 6938), finanziato dal PNRR solo a partire dall’anno d’imposta 2021, che sarà pertanto rilevabile a partire dalle dichiarazioni dei redditi 2022 per l’anno d’imposta 2021;
  • il credito d’imposta per le spese di formazione (codice tributo 6897), finanziato dal PNRR solo a partire dall’anno d’imposta 2021, che sarà pertanto rilevabile a partire dalle dichiarazioni dei redditi 2022 per l’anno d’imposta 2021. Attualmente viene indicato nel quadro RU sez. I codice “F7”.

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Come cambia il credito d’imposta tra il 2021 e il 2022 per investimenti in Beni strumentali

Come cambia il credito d’imposta tra il 2021 e il 2022 per investimenti in Beni strumentali

Quale è la differenza per un investimento riguardante l'acquisto di un bene strumentale nuovo effettuato il 2021 piuttosto che 2022, in termini di aliquote fiscali e condizioni riconosciute e come fare a mantenere le condizioni agevolative del 2021
Imprese e professionisti hanno poco più di un mese per bloccare le condizioni in vigore per il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali.
Il disegno di legge di Bilancio 2022 interviene sulle aliquote del credito d’imposta ma non interviene sulle disposizioni della manovra del 2021.
Effettuare l’investimento nel 2021 piuttosto che nel 2022 potrà avere ripercussioni notevoli in termini di recupero del credito d’imposta.
In particolare:
  • Per i BENI MATERIALI 4.0, per i nuovi investimenti effettuati dal 1° gennaio 2022 il credito d’imposta scenderà dal 50% al 40% per lo scaglione fino a 2,5 milioni, dal 30% al 20% per quello tra 2,5 e 10 milioni, mentre rimarrà al 10% per l’ultimo scaglione tra 10 e 20 milioni.
  • Per i BENI MATERIALI E IMMATERIALI TRADIZIONALI NON 4.0 i nuovi investimenti effettuati dal 1° gennaio 2022 passeranno da un credito d’imposta del 10% o del 15%  – qualora gli investimenti siano destinati all’organizzazione di forme di lavoro agile – ad un credito d’imposta del 6% del costo.
  • Nessuna modifica prevista invece per il credito d’imposta per i BENI IMMATERIALI 4.0: Il disegno di legge di Bilancio 2022 conferma la percentuale agevolativa del 20% anche per gli investimenti effettuati fino al 31 dicembre 2023
Per i beni tradizionali non 4.0  non sarà più possibile utilizzare la facoltà del credito d’imposta in un’unica quota per tutti gli investimenti dal primo gennaio 2022.
Come fare per bloccare le misure più convenienti del credito d’imposta del 2021?
Due le possibili soluzioni:
  1. prima soluzione: effettuare gli investimenti entro il 31 dicembre 2021
  2. seconda soluzione: entro il 31 dicembre 2021, si dovrà ottenere l’accettazione dell’ordine dal venditore e pagare acconti per almeno il 20% del costo: in tal caso, l’investimento potrà essere terminato entro il 30 giugno 2022.

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Disegno di Legge di Bilancio 2022: misure per le imprese

Disegno di Legge di Bilancio 2022: misure per le imprese

Il Disegno di legge di bilancio approvato dal Consiglio dei Ministri si articola in diversi interventi che puntano a rafforzare il tessuto economico e sociale, sostenendo la crescita e la competitività dell’economia e delle imprese italiane.
Nel disegno di Legge di Bilancio approvato dal Consiglio dei ministri si sostiene la crescita del tessuto industriale e imprenditoriale italiano, con l’obiettivo di favorire la competitività del sistema produttivo anche attraverso investimenti innovativi legati alla transizione digitale e green.
A sostegno delle imprese vengono rifinanziate:
  • la Nuova Sabatini, con 900 milioni di euro complessivi dal 2022 al 2026, con l’obiettivo di sostenere gli investimenti produttivi delle piccole e medie imprese per l’acquisto di beni strumentali;
  • i Contratti di Sviluppo, con 450 milioni per il 2022, con l’obiettivo di  sostenere programmi di investimento strategici ed innovativi di grandi dimensioni;
  • il Fondo di garanzia, con un incrementato complessivo di ulteriori 3 miliardi fino al 2027, per permettere l’accesso al credito alle PMI.
Vengono istituiti in aggiunta due nuovi fondi al MISE:
  1. il primo per la transizione industriale, con una dotazione di 150 milioni di euro dal 2022,  per traghettare l’adeguamento del sistema produttivo nazionale sul tema lotta ai cambiamenti climatici e sostenibilità;
  2. il secondo per i lavoratori delle PMI in crisi, con una dotazione di 600 milioni di euro, per facilitare l’uscita anticipata dal lavoro di lavoratori dipendenti di piccole e medie imprese in crisi, che abbiano raggiunto un’età anagrafica di almeno 62 anni.
Vengono incrementate le risorse a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese e prorogati i crediti d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi 4.0, sia materiali che immateriali, in ricerca e sviluppo, transizione ecologica, innovazione tecnologica, design e ideazione estetica.

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GUI (Graphical User Interface) concept.

Transizione 4.0: verso la proroga dei crediti d’imposta

Transizione 4.0: verso la proroga dei crediti d’imposta

Il disegno di legge di bilancio prevede una proroga triennale per i beni strumentali e decennale per le attività di R&S, innovazione e design ma con una rimodulazione delle aliquote.
Nella prima bozza del disegno di legge di bilancio, l’articolo 9 è dedicato interamente alla “Proroga del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali «Transizione 4.0» e del credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo, in transizione ecologica, in innovazione tecnologica 4.0 e in altre attività innovative”.
In particolare, per quanto riguarda il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali 4.0, si prevedono le seguenti aliquote a partire dal 1 gennaio 2023 fino e fino a tutto il dicembre 2025, con consegna allungata fino al giugno 2026:
  • 20% per investimenti fino a 2,5 milioni
  • 10% per investimenti da 2,5 a 10 milioni
  • 5% per investimenti da 10 a 20 milioni
Per il 2022 si conferma quanto già previsto dalla Legge 178/2020:
  • 40% per investimenti fino a 2,5 milioni
  • 20% per investimenti da 2,5 a 10 milioni
  • 10% per investimenti da 10 a 20 milioni
Per i beni immateriali previsti dall’allegato B, il disegno della legge di bilancio 2022 prevede una proroga ancora al 20% per il 2023 e poi al 15% per il 2024 e al 10% per il 2025 sempre nel limite massimo di costi ammissibili pari a 1 milione di euro.
Riguardo al credito d’imposta per attività di Ricerca&sviluppo, è prevista una proroga decennale dal 2023 fino al 2031 con le seguenti aliquote:
  • 10% per attività di ricerca e sviluppo con massimale di 5 milioni
Per il 2022 si conferma quanto già previsto dalla Legge 178/2020:
  • 20% per attività di ricerca e sviluppo con massimale di 4 milioni
I crediti d’imposta per attività di innovazione (anche in ambito 4.0) e per attività di design e ideazione estetica sono prorogati dal 2023 fino al 2025 con le seguenti aliquote:
  • 5% per attività di innovazione o per attività di design e ideazione estetica con massimale di 2 milioni
  • 10% per attività di innovazione con finalità orientate a un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0 con massimale di 4 milioni
Per il 2022 si conferma quanto già previsto dalla Legge 178/2020:
  • 10% per attività di innovazione o per attività di design e ideazione estetica con massimale di 2 milioni
  • 15% per attività di innovazione con finalità orientate a un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0 con massimale di 2 milioni

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TRANSIZIONE 4.0 – Modello comunicazione MISE credito d’imposta beni strumentali 4.0

TRANSIZIONE 4.0 – Modello comunicazione MISE credito d’imposta beni strumentali 4.0

Il decreto approva il modello di comunicazione dei dati e delle altre informazioni riguardanti l’applicazione del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, di cui all’articolo 1, commi 189 e 190, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, e all’art.1, commi da 1051 a 1063, della legge 30 dicembre 2020, n. 178.

Il decreto approva il modello di comunicazione dei dati e delle altre informazioni riguardanti l’applicazione del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese di cui all’articolo 1, commi 189 e 190, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, e all’art.1, commi da 1051 a 1063, della legge 30 dicembre 2020, n. 178.
Il modello di comunicazione richiede l’indicazione di dati anagrafici ed economici dell’impresa, oltre che informazioni sull’appartenenza ad un gruppo, indicazioni circa la fruizione in periodi d’imposta precedenti dell’iper ammortamento, circa l’eventuale essersi avvalsi della figura di innovation manager con fruizione del relativo voucher, oltre che dati sul progetto d’investimento (se afferente a un nuovo stabilimento, al rinnovamento di uno stabilimento esistente o entrambi) e individuazione delle tecnologie abilitanti 4.0 a cui si ricollegano gli investimenti effettuati.

Le informazioni inerenti i beni strumentali utilizzati sono divisi in due sezioni:

  • sezione A – investimenti in beni strumentali materiali di cui all’allegato A, L. 232/2016;
  • sezione B – investimenti in beni strumentali immateriali di cui all’allegato B, L. 232/2016.

Con riferimento agli investimenti ricadenti nell’ambito di applicazione della disciplina di cui all’articolo 1, commi 189 e 190, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, il modello di comunicazione va trasmesso entro la data del 31 dicembre 2021. Con riferimento agli investimenti ricadenti nell’ambito di applicazione della disciplina di cui all’art.1, commi da 1056 a 1058, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, il modello di comunicazione va trasmesso entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi riferita a ciascun periodo d’imposta di effettuazione degli investimenti.

Il decreto chiarisce all’art. 1 comma 5 che l’invio del modello di comunicazione approvato con il presente decreto non costituisce presupposto per l’applicazione del credito d’imposta e i dati e le informazioni in esso indicati sono acquisiti dal Ministero dello sviluppo economico al solo fine di valutare l’andamento, la diffusione e l’efficacia delle misure agevolative. L’eventuale mancato invio del modello non determina comunque effetti in sede di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria della corretta applicazione della disciplina agevolativa.

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TRANSIZIONE 4.0 – Modello comunicazione MISE credito d’imposta R&S, innovazione tecnologica, design e ideazione estetica

TRANSIZIONE 4.0 – Modello comunicazione MISE credito d’imposta R&S, innovazione tecnologica, design e ideazione estetica

È disponibile il modello di comunicazione dei dati e delle altre informazioni riguardanti l’applicazione del credito d’imposta per R&S, innovazione tecnologica, design e ideazione estetica.

Il decreto approva il modello di comunicazione dei dati e delle altre informazioni riguardanti l’applicazione del credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, attività di innovazione tecnologica e attività di design e ideazione estetica, di cui ai commi 200, 201 e 202, dell’articolo 1, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, così come definite dal decreto 26 maggio 2020 del Ministero dello sviluppo economico.
Il modello di comunicazione richiede l’indicazione di dati anagrafici ed economici dell’impresa, con separata indicazione in cinque sezioni distinte dei seguenti investimenti:

  • sezione A – investimenti in attività di R&S, di cui al comma 200, articolo 1, L. 160/2019;
  • sezione B1 – investimenti in attività di IT, di cui al comma 201, articolo 1, L. 160/2019;
  • sezione B2 – investimenti in attività di IT 4.0, di cui al comma 203, articolo 1, L. 160/2019;
  • sezione B3 – investimenti in attività di IT green, di cui al comma 203, articolo 1, L. 160/2019;
  • sezione C – investimenti in attività di Design e ideazione estetica di cui al comma 202, articolo 1, L. 160/2019.

In ciascuna sezione sono richiesti dati relativi ai progetti quali titolo, ambito scientifico e/o tecnologico di afferenza, periodo di realizzazione degli investimenti ed eventuali obiettivi di innovazione digitale 4.0 e transizione ecologica, nonché le spese eleggibili distinte per tipologia e per attività sostenute direttamente dall’impresa o commissionate a imprese del gruppo.

Per ogni tipologia d’investimento è richiesta l’indicazione dell’eventuale fruizione di altre sovvenzioni pubbliche sulle medesime spese.

Con riferimento agli investimenti nelle attività ammissibili effettuati nel periodo d’imposta 2020, il modello di comunicazione va trasmesso entro la data del 31 dicembre 2021. Con riferimento agli investimenti nelle attività ammissibili effettuati nei periodi d’imposta agevolabili successivi, il modello di comunicazione va trasmesso entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi riferita a ciascun periodo d’imposta di effettuazione degli investimenti.

Il decreto chiarisce all’art. 1 comma 5 che l’invio del modello di comunicazione approvato con il presente decreto non costituisce presupposto per l’applicazione del credito d’imposta e i dati e le informazioni in esso indicati sono acquisiti dal Ministero dello sviluppo economico al solo fine di valutare l’andamento, la diffusione e l’efficacia delle misure agevolative. L’eventuale mancato invio del modello non determina comunque effetti in sede di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria della corretta applicazione della disciplina agevolativa.

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TRANSIZIONE 4.0 – Modello comunicazione MISE credito d’imposta formazione 4.0

TRANSIZIONE 4.0 – Modello comunicazione MISE credito d’imposta formazione 4.0

È disponibile il modello di comunicazione dei dati e delle altre informazioni riguardanti l’applicazione del credito d’imposta per le spese di formazione 4.0

Il decreto approva il modello di comunicazione dei dati e delle altre informazioni riguardanti l’applicazione del credito d’imposta per le spese di formazione del personale dipendente finalizzate all’acquisizione o al consolidamento delle competenze nelle tecnologie rilevanti per la trasformazione tecnologica e digitale previste dal Piano nazionale Impresa 4.0, di cui all’articolo 1, commi da 46 a 56, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, e al decreto 4 maggio 2018 del Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Con riferimento alle attività di formazione svolte nel periodo d’imposta svolte nel 2020, il modello di comunicazione va trasmesso entro la data del 31 dicembre 2021. Con riferimento alle spese sostenute nei periodi d’imposta agevolabili successivi al predetto periodo d’imposta, il modello di comunicazione va trasmesso entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi riferita a ciascun periodo d’imposta di effettuazione degli investimenti.

L’invio del modello di comunicazione approvato con il decreto del 06/10/2021 non costituisce presupposto per l’applicazione del credito d’imposta e i dati e le informazioni in esso indicati sono acquisiti dal Ministero dello sviluppo economico al solo fine di valutare l’andamento, la diffusione e l’efficacia delle misure agevolative. L’eventuale mancato invio del modello non determina comunque effetti in sede di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria della corretta applicazione della disciplina agevolativa.

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Documento programmatico di bilancio per il 2022

Documento programmatico di bilancio per il 2022

Approvate le principali linee di intervento che verranno declinate nel disegno di legge di bilancio e gli effetti sui principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica.
Il documento, in via di trasmissione alle autorità europee ed al Parlamento italiano, prende come riferimento il quadro programmatico definito nella Nota di Aggiornamento al Documento di Economia Finanza 2021 e quantifica le misure inserite nella manovra di bilancio. La manovra di bilancio ha l’obiettivo di sostenere l’economia nella fase di uscita dalla pandemia e rafforzare il tasso di crescita nel medio termine. Si mira inoltre a ridurre il carico fiscale per famiglie e imprese.
I principali interventi riguardano i seguenti ambiti:
  • FISCO: si prevede un primo intervento di riduzione degli oneri fiscali; il rinvio al 2023 della plastic tax e della sugar tax; il taglio dal 22% al 10% dell’Iva su prodotti assorbenti per l’igiene femminile. Si stanziano risorse per contenere gli oneri energetici nel 2022.
  • INVESTIMENTI PUBBLICI: vengono previsti stanziamenti aggiuntivi per le amministrazioni centrali e locali dal 2022 al 2036; viene aumentata la dotazione del Fondo di Sviluppo e Coesione per il periodo 2022-2030; vengono stanziate risorse per il Giubileo di Roma e per le Olimpiadi di Milano-Cortina.
  • INVESTIMENTI PRIVATI E IMPRESE: sono prorogate e rimodulate le misure di transizione 4.0 e quelle relative agli incentivi per gli investimenti immobiliari privati. Vengono rifinanziati il Fondo di Garanzia Pmi, la cosiddetta ‘Nuova Sabatini’ e le misure per l’internazionalizzazione delle imprese.
  • SANITÀ: il Fondo Sanitario Nazionale viene incrementato, rispetto al 2021, di 2 miliardi in ciascun anno fino al 2024. Nuove risorse sono destinate al fondo per i farmaci innovativi e alla spesa per i vaccini e farmaci per arginare la pandemia COVID-19.
  • SCUOLA, RICERCA E UNIVERSITÀ: viene aumentata la dotazione del Fondo di Finanziamento ordinario per l’Università e del Fondo Italiano per la Scienza e viene creato un nuovo fondo per la ricerca applicata. Le borse di studio per gli specializzandi in medicina vengono portate in via permanente a 12.000 l’anno. Viene disposta la proroga fino a giugno dei contratti a tempo determinato stipulati dagli insegnanti durante l’emergenza Covid-19.
  • REGIONI ED ENTI LOCALI: viene incrementato il Fondo per il Trasporto Pubblico Locale e vengono stanziate risorse aggiuntive per gli enti locali per garantire i livelli essenziali a regime per asili nido e per la manutenzione della viabilità provinciale.
  • POLITICHE SOCIALI: Il livello di spesa del Reddito di cittadinanza viene allineato a quello dell’anno 2021, introducendo correttivi alle modalità di corresponsione e rafforzando i controlli. Vengono previsti interventi in materia pensionistica, per assicurare un graduale ed equilibrato passaggio verso il regime ordinario, e si dà attuazione alla riforma degli ammortizzatori sociali. Il congedo di paternità di 10 giorni viene reso strutturale.

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Indebite compensazioni per crediti R&S

Indebite compensazioni per crediti R&S

Ancora troppa incertezza e scoraggiamento del contribuente per gli investimenti 4.0.

Ancora ad oggi non sono valsi i chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate e le diverse pronunce giurisprudenziali della Corte di Cassazione che nel corso del 2020 hanno invece creato una situazione di incertezza in capo a tutti i contribuenti, da una parte interessati all’applicazione dei crediti d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo, ma dall’altra contestualmente scoraggiati dall’intensa attività accertativa messa in atto dal Fisco.

Sebbene il Legislatore abbia distinto in modo netto i “crediti non spettanti” e le relative sanzioni amministrative (pari al 30% del credito utilizzato) dai “crediti inesistenti” con le sanzioni amministrative (tra il 100 e il 200% della misura dei crediti stessi), in concreto sembra esserci però ancora una certa confusione a riguardo.

Tale incertezza ha delle ripercussioni piuttosto rilevanti, perché oltre che sotto il profilo sanzionatorio di tipo amministrativo, i contribuenti devono fare i conti anche con l’eventuale responsabilità penale, con conseguente applicazione delle relative sanzioni penali.

Infatti, per quanto riguarda il profilo penal-tributario, autonomo rispetto a quello amministrativo, le sanzioni possono variare in relazione al tipo di credito utilizzato e contestato da parte dell’Agenzia delle Entrate.

La disciplina (art. 10-quater, D. Lgs. n. 74/2000) prevede la reclusione da 6 mesi a 2 anni nelle ipotesi in cui non vengano versate le somme dovute e vengono utilizzati crediti fiscali non spettanti, per un importo superiore a 50.000 euro.

Diversamente potrà essere inflitta la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni, nel caso in cui non vengano versate le somme dovute e vengono utilizzati crediti inesistenti per una somma superiore a 50.000 euro.

Dunque, è evidente che sotto il profilo sanzionatorio sia amministrativo, ma soprattutto sotto quello penalistico, è fondamentale che le due e diverse tipologie di credito non vengano confuse, soprattutto e in primis dall’organo accertatore.

Quando si parla di crediti inesistenti si deve far riferimento a quelle ipotesi in cui manca in tutto o in parte il presupposto costitutivo del credito; per esempio, quando sono stati fatti investimenti in beni materiali o immateriali privi delle caratteristiche 4.0, così come previste dalla normativa, oppure quando si riscontra una totale assenza di R&S o, ancora, in quei casi in cui si ha prodotto della documentazione falsa.

Nelle suddette ipotesi, non si tratterrebbe dunque di crediti non spettanti, bensì della diversa fattispecie dei crediti inesistenti, caratterizzati proprio da quella condotta intenzionale e fraudolenta da parte del contribuente, volta alla fruizione del credito, non spettante e del tutto illecita.

In questi casi allora si applicherebbe la disciplina speciale (rispetto a quella ordinaria 5 anni), con l’ampliamento dei termini di decadenza previsti per le attività di verifica e, quindi, la possibilità da parte dell’Agenzia delle Entrate di notificare l’avviso di accertamento entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello in cui si è fruito il credito.

La rilevanza penale invece sarebbe da escludere quando si accerta che la condotta è connotata da buona fede; quando cioè a fronte di una verifica accertativa, il credito ha un presupposto costitutivo, ma risulta non spettante per una serie di motivi, così come indicati nell’avviso di accertamento.

La condizione imprescindibile per differenziare la non spettanza dall’inesistenza del credito d’imposta utilizzato indebitamente in compensazione dovrebbe essere, perciò, l’accertamento dell’esistenza o meno della frode nella condotta del contribuente.

Non sempre la distinzione tra le due fattispecie di crediti suddetti risulta però, interpretativamente ed in concreto applicata, senza non poche incertezze.

Sulla differenza tra crediti non spettanti e quelli inesistenti si riscontra in giurisprudenza ancora poca chiarezza.

Di certo non aiutano alcune recenti pronunce della Corte di Cassazione, tra loro in parte contrastanti; con l’ordinanza n. 24093 del 30 ottobre 2020, la Suprema Corte ha affermato che è “priva di fondamento logico-giuridico” la distinzione tra credito non spettante e credito inesistente e, pertanto, hanno statuito che il termine di decadenza vada “indistintamente fissato in otto anni”.

La stessa Corte, poco dopo, con l’ordinanza n. 29717 depositata il 29 dicembre 2020, ha osservato che “…con la previsione e applicazione del termine di decadenza “speciale” di otto anni per il recupero dei crediti d’imposta inesistenti indebitamente compensati, non si intende elevare l’”inesistenza” del credito a categoria distinta dalla “non spettanza” dello stesso (distinzione a ben vedere priva di fondamento logico – giuridico), ma si mira a garantire un margine di tempo adeguato per il compimento delle verifiche riguardanti l’investimento che ha generato il credito d’imposta, margine di tempo perciò indistintamente fissato in otto anni…,,.

Ha però anche affermato che “…la suddetta distinzione tra termini inesistenti e non spettanti, alla stregua del vigente D. Lgs. n. 471 del 1997, art. 13, come modificato dal D. Lgs. n. 158 del 2015, art. 15, non sembra non avere fondamento giuridico, avendo, detta disposizione, distinto due diverse categorie di crediti indebitamente compensati…,,.

Anche nei documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate non viene compiuta alcuna distinzione tra la non spettanza del credito d’imposta compensato e la sua inesistenza: vedasi ad esempio la Circolare n. 31/E/2020 e la Risposta ad interpello n. 396 del 9 giugno 2021 dove si attribuisce rilevanza solo alla “mancanza del presupposto costitutivo” dell’agevolazione.

La distinzione tra le due fattispecie di crediti contestabili risulta pertanto ancora poco chiara con gravi conseguenze sia per l’incertezza del consolidamento di tali crediti, sia per l’applicazione di severissime sanzioni, anche di natura penale, in capo al contribuente.

In conclusione, si ritiene che, a prescindere dall’ampiezza interpretativa del concetto di “non spettanza” del credito d’imposta, nel caso in cui il credito sia stato ottenuto fraudolentemente sarà applicabile il secondo comma dell’art. 10-quater, D. Lgs. n. 74/2000.

È necessario, però, valutare caso per caso, con accortezza e nel merito, il presupposto della condotta fraudolenta.

Concludendo si osserva pertanto che, a vantaggio del contribuente, servirebbe maggior rigore e chiarezza, richiesta soprattutto dalla tassatività della norma penale, e che sarebbe pertanto opportuno disciplinare, con maggiore precisione e ex ante (cioè prima dell’eventuale accertamento), le differenti fattispecie che integrano e distinguono il credito indebito e quello inesistente, comportando, in concreto, l’applicazione di diverse sanzioni penali oltre che amministrative.

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Bando SI4.0 2021: apertura sportello 30/09/2021

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Contributi per la realizzazione di progetti per la sperimentazione, prototipazione e messa sul mercato di soluzioni, applicazioni, prodotti e servizi innovativi Impresa 4.0

L’obiettivo del bando è quello di promuovere la realizzazione di progetti per la sperimentazione, prototipazione e messa sul mercato di soluzioni, applicazioni, prodotti e servizi innovativi 4.0, stimolando la domanda a lungo termine di tali soluzioni e incentivando la collaborazione delle imprese con i soggetti qualificati nel campo dell’utilizzo delle tecnologie I4.0. Verrà riconosciuta particolare rilevanza a progetti che:

  • favoriscano lo sviluppo di soluzioni digitali in risposta alla sicurezza sui luoghi di lavoro;
  • incentivino modelli di sviluppo produttivo green driven orientati alla qualità e alla sostenibilità tramite prodotti/servizi con minori impatti ambientali e sociali.
    Possono partecipare al bando le MPMI lombarde.

L’intensità dell’agevolazione è pari al 50% dei costi ammissibili fino a 50.000,00 euro, le spese devono essere pari almeno a 40.000,00 euro.

Le domande possono essere presentate dal 30 settembre 2021 fino al 29 ottobre 2021, salvo esaurimento risorse.

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