Finance.

L’impossibilità di dedurre costi da fatture generiche

L’impossibilità di dedurre costi da fatture generiche

La Corte di Cassazione conferma l’illecita deduzione di costi qualora risultino da fatture assolutamente generiche

La sentenza n. 35469, depositata il 27 settembre 2021 conferma come illecita la deduzione di costi risultanti da fatture assolutamente generiche.
Nell’analisi di un caso specifico la Corte di Cassazione ha analizzato la questione ed ha evidenziato alcuni aspetti particolarmente rilevanti in riferimento all’indeducibilità di costi risultanti da fatture generiche e prive dei requisiti di legge.

Nel caso in esame, una fattura risultava essere collegata ad un documento di trasporto ritenuto non idoneo a giustificare l’effettiva esistenza delle prestazioni di importo rilevante, poiché prive di precisi riferimenti (non venivano indicati nemmeno il luogo di destinazione delle merci, le modalità di trasporto e le firme del conducente).

La fattura era stata emessa senza alcun riferimento alle quantità e alle qualità dei beni venduti, rendendo peraltro impossibile, per l’acquirente, un controllo delle merci ricevute.

Ai fini della deducibilità dei costi si riconferma dunque l’obbligo del contribuente di provare l’esistenza e la natura del costo, senza limitarsi a dimostrare che la spesa sia stata correttamente contabilizzata, tramite documentazione di supporto da cui ricavare, oltre che l’importo, la ragione e la coerenza economica della spesa.

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Credito d’imposta: chi rilascia la certificazione

Credito d’imposta: chi rilascia la certificazione

Chiarimenti Agenzia delle Entrate – Interpello n 265 del 14 agosto 2020.

L’agenzia delle Entrate con Risposta a interpello n. 265 del 14 agosto 2020, ricorda che per fruire del credito di imposta Ricerca&Sviluppo di competenza 2019, occorre una apposita certificazione rilasciata da un revisore legale. Per le società non obbligate alla revisione legale la certificazione doveva essere rilasciata da un professionista abilitato e per le sole società non obbligate alla revisione le spese per adempiere a tale certificazione sono riconosciute in aumento del credito di imposta stesso per un importo non superiore a 5.000 euro.

Sul piano generale, nella fattispecie in esame il soggetto che intende avvalersi del credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo è una società a responsabilità limitata che nel corso del periodo di imposta 2019 ha dovuto procedere alla nomina dell’organo di controllo.

L’obbligo di nomina dell’organo di controllo, per le società a responsabilità limitata costituite alla data di entrata in vigore della norma – fissata al 16 marzo 2019 – avrebbe dovuto essere assolto entro nove mesi dalla predetta data, ossia entro il 16 dicembre 2019. Tale termine coincide ora con quello fissato per l’approvazione del bilancio relativo all’esercizio 2019 entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, ovvero entro il maggior termine di 180 giorni.

L’AdE conferma che l’organo di revisione, seppur nominato a ridosso della scadenza del periodo d’imposta 2019, ha l’obbligo di svolgere le attività di revisione in relazione a tale esercizio, nonché di occuparsi della certificazione della documentazione contabile relativa al credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo con riferimento al periodo di imposta 2019.

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Circolare 7/E 27 marzo 2020: sospensione dei termini per attività ufficio AdE

Interlocuzioni a distanza e sospensione dei termini fino al 31 maggio per le procedure di Patent Box, Apa e rettifica in diminuzione del reddito derivante da contestazioni estere.

Stop alle maxi – sanzioni sui crediti se sono indicati nel quadro RU

La CTR Emilia – Romagna (sentenza n. 2342 del 28 novembre 2019) si sofferma sulla distinzione – a livello sanzionatorio – tra credito di imposta non spettante e inesistente.

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Investimenti, sanzioni da 231 con effetti pesanti sui bonus

Necessità di chiarimenti interpretativi in sede ufficiale.